matti da slegare

Cinema e follia: intervista a Morando Morandini

“Quando da giovane mi si dava del pessimista, rispondevo che un vero pessimista è un ottimista bene informato”. Morando Morandini ci accoglie con una cartelletta di carta ingiallita in mano, con dentro qualche foglio e scritto sopra, a penna: FOLLIA. Dice di averla cercata a lungo e infine trovata. Difficile immaginare come. Casa sua è un alveare di libri con qualche ritaglio di spazio per camminare: incolonnati per terra, sparpagliati sulle sedie, ovunque in mezzo alle carte, i giornali e i posaceneri, sulle pareti. Troneggia fra tutto, nella grande scrivania, il dizionario dei film che lo ha consacrato alla storia. Lo rigira tra le mani all’improvviso, per trovare una data o un nome. Morando Morandini che legge il Morandini. Siamo certi di essere davanti a un altissimo concetto filosofico. Lo teniamo in sospeso come una sensazione, e cominciamo a registrare.
L’intervista precede di qualche giorno la serata di apertura al Teatro Carcano di Fuori Dove?, nella quale il grande critico presenterà il concorso video Mind the Difference e premierà i vincitori.

“Tutto ha inizio negli anni sessanta”, così comincia, “anzi nel 1961”. Morandini sceglie di parlare di un periodo storico in particolare, per restituire l’idea di un fermento di riforma non isolato ma transnazionale, che ha coagulato intorno alla riflessione sul disagio psichico importanti personalità provenienti da diversi ambiti di ricerca. Decide quindi di iniziare da un anno, il 1961, che segna un inizio comune per tre pensatori che ancora non si conoscono: Foucault pubblica la “Storia della follia”, Goffman “Asylums”, e Basaglia accetta la direzione dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Gorizia, primo teatro della sua importante azione riformatrice.
Nel tratto che separa la realtà dalla sua rappresentazione il cinema qui si innesta come testimone, secondo un’idea di arte che prende corpo nel tessuto stesso della vita, quando questa è già di per sè stravolgimento dell’ordinario. Ecco allora tre film fra tutti, di cui Morandini segue il breve tragitto: “Nessuno o Tutti”, di Silvano Agosti e Marco Bellocchio, girato nel manicomio di Colorno; “Fortezze vuote” di Gianni Serra, ambientato nell’ex manicomio di Perugia, e “Asylum”, di Peter Robinson, una narrazione documentata della vita all’interno di una comunità terapeutica a nord di Londra.
Non vogliamo dire di più. La parola a Morando Morandini. (guarda il video)